Hanno parlato dei miei libri...

“Parlate pure male di me, purché ne parliate” scrisse il grande Oscar Wilde. Vabbè, ci può stare, però umanamente vi confesso che una recensione positiva, per uno scrittore, è un balsamo benefico.

Solar Park - Un articolo di Linda Terziroli

Linda Terziroli mi ha dedicato un bellissimo articolo su LA PROVINCIA DI VARESE di giovedì 7 settembre. Grazie!

Solar Park

Edizioni dESTE

(Il volume è in libreria da settembre 2017)

 

Una recensione di Emiliano Pedroni, organizzatore di importanti presentazioni letterarie presso la Biblioteca Comunale di Inarzo ( Varese)

 

 

In questo romanzo il lettore incontra innumerevoli viaggi, ma considerare il libro “Solar Park” un viaggio è riduttivo. Il lettore si trova da un capo all’altro del mondo a percorrere un vero e proprio percorso avventuroso: verrà catapultato in Uruguay, Tokyo, Alaska, Colombia, Indonesia con le eleganti e maestose città e con i lussuosi alberghi e ristoranti prestigiosi. Carlo Alfieri si muove con la penna con perfetta agilità supportata da una comprensibilità incisiva. Il ritmo e la tensione sono sempre presenti a ogni pagina e accompagnano il lettore fino alla fine senza nemmeno rendersene conto. I personaggi sono ben costruiti, sembrano vivi e non di carta. Se avessi letto questo libro senza sapere né il titolo né il nome dell’autore avrei riconosciuto da subito che è stato scritto da Carlo Alfieri. In che modo? Ho individuato e identificato la sua forma espositiva che conferma lo stile indiscusso e sostanziale e concreto dell’autore. Ho riconosciuto l’elevata erudizione che ha saputo anche questa volta trasmettere nell’opera con le sue competenze scientifiche. Il suo sapere è un pozzo senza fondo. Il suo patrimonio di conoscenze è impressionante. Il bagaglio di nozioni è sconfinato. Il protagonista Almodio Siccomario, dirigente rigoroso lavora in una colossale multinazionale e nei suoi continui spostamenti conosce una bellissima donna: Drusa Ravenport che lui definisce “donna dal viso angelico ma dallo sguardo di ghiaccio”  dalla visione della vita fatalista. Nella vita di Almodio entra anche un oscuro personaggio Prudencio Ordóñez, attraente avventuriero che ha un ruolo fondamentale nella costruzione della personalità e soprattutto nell’autoaffermazione di Almodio. Le belle donne non mancano mai; di fatti altre donne irromperanno nella vita di Siccomario: l’agente immobiliare Lucrecia e la studentessa in medicina Shaadiya.

Le varie e rischiose vicende che affronterà Almodio porteranno forse dei rischi? Siccomario entra in contatto con gente poco raccomandabile: spacciatori, terroristi spietati e mercenari, bande di estremisti dove l’errore di valutazione porta inevitabilmente a un passo dalla morte. Nonostante Almodio sia circondato da tanta gente a volte si sente solo, e in questa frase lo si intuisce: Mi sento circondato da assenze”. La voglia di mettersi in gioco, la voglia di fare scorrere nelle sue vene adrenalina pura è una forte motivazione per Siccomario per compensare inconsciamente momenti di sofferenza affettiva. Lo si percepisce in questa frase: “Mi domando perché nella mia dimensione di imprenditore, diciamo d’imprenditore filantropo, riesco a prendere con chiarezza decisioni di grande importanza, mentre tutto quello che riguarda la mia vita privata, i miei sentimenti, i miei desideri, è come avvolto da un’incertezza ovattata, una specie di nebbia fatta d’indecisione e dubbio”. Il viaggio più interessante che fa inconsciamente Almodio è quello che lo conduce dentro sé stesso alla scoperta di chi egli è. Almodio cosa va cercando nella vita terrena? Sicuramente un sogno che piano piano prende forma, un progetto enorme che porta “energia”… e solo leggendo capirete perché ho scritto proprio la parola “energia”. La copertina dell’opera mostra un deserto. Perché? Per quale ragione appaiono delle fragole? Chi sono le tre donne che sono al centro della copertina? Lo scoprirete solo leggendo… poiché citando le parole dell’autore ecco, il potere è delle donne. Ci sono donne che sono oggettivamente potenti e che hanno un grande potere su uomini potenti. Esse esercitano dunque il loro dominio. Sono loro che controllano il mondo”.

 

Cosa accadrà all’ultima pagina?

 

Emiliano Pedroni

Il principio di tutte le cose

Barbara Podetta, che con Jessica Moro gestisce l’autorevole blog letterario Book Hunters [http://bookshuntersblog.blogspot.it/…/bookconsigliamo-il-pr…] ha scritto questa pregnante recensione del mio romanzo "Il Principio Di Tutte Le Cose"

 

“Carlo Alfieri, l’autore del libro di cui tra poco vi parlerò, è come una bottiglia di un buon vino pregiato. Mi permetto il paragone culinario e so che lui apprezzerà. 

 Invecchiato bene, frizzante, gusto deciso, ottimo accompagnamento per piatti tradizionali. Un uomo elegante nei modi, un grande oratore, che potresti ascoltare per ore. 

Ma anche ironico e finemente acuto, nel verbo e con la penna. A tratti anche un po’ monello e malizioso quanto basta. 

Ecco, nel libro che ho letto, “Il principio di tutte le cose”, ho trovato tutto questo. 

C’è una storia che a un certo punto, con molta naturalezza, si infila in un’altra storia. 

E tutto inizia da alcuni frammenti di carta azzurra che Marco, il protagonista, trova (cioè scova dopo premeditata ricerca) in un sacco della spazzatura non lontano da casa sua: -Per una strana forma di megalomania minore, penso che ogni goccia di inchiostro usata per stampare qualcosa mi sia stata riservata da un destino capriccioso, che a volte mi fa trovare il messaggio, a volte no.-

 

Marco, giornalista scientifico e giramondo, sarà travolto dagli eventi, dalla dolcezza della menzogna e dall’amarezza della verità. Volerà da un continente all’altro per cercare di dare un senso a una situazione che ha tante possibili interpretazioni. Sarà tentato dalle virtù (divine o diaboliche, lo scoprirete leggendo) di donne bellissime. Forse cadrà nel tranello, o forse no. Di sicuro, darà il suo contributo alla storia (quando avrete finito la lettura del libro capirete a cosa mi riferisco con quest'ultima frase). Per sua fortuna, un amico monsignore, si impegnerà per tenere il peccatore sulla retta via. Per quanto mi riguarda, i dialoghi tra Marco e  monsignor Sebastiano sono fantastici. Un’affinità intellettuale solidissima tra due persone tanto diverse. Carichi di ironia e impregnati di significato. L’ultimo dialogo tra i due, nel finale della storia, bé quello è superlativo. Ogni volta che lo rileggo (e lo avrò fatto almeno sette volte) sorrido e mi compiaccio di come il cerchio si sia chiuso alla perfezione, con l’atmosfera giusta e mi abbia lasciato con quel retrogusto piacevole e prolungato che solo un buon vino sa regalare.”

Romanzo di una storia nata male

Recensione apparsa sul blog letterario "Librinviaggio".
www.librinviaggio.com/romanzi/narrativa/
6 Novembre 2014

 

 Il libro di cui vi parlo oggi è stato pubblicato nel 2014 e si intitola Romanzo d’una storia nata male scritto da Carlo Alfieri. Già il titolo mi aveva attirato, poi la copertina e la trama hanno fatto il resto. Un acquisto al buio che si è rivelato una bella sorpresa. Un romanzo che, nella sua semplicità, spinge il lettore a riflettere. 

La vita di John Lockwood non comincia nel migliore dei modi, per usare un eufemismo. Per sua fortuna però proseguirà meglio, sempre meglio: padre ambasciatore degli Stati Uniti, educazione in ottime scuole, più che soddisfacente vita lavorativa, l’amore. Il primo amore. Lei è una ragazza bellissima, intelligente, ricca: praticamente perfetta. Forse troppo perfetta. E infatti da quel momento le cose inziano a peggiorare inesorabilmente e tutto rischia di andare in pezzi. Ma John è un osso duro, deciso più che mai a non lasciarsi abbattere e affronta ogni sfida a testa alta per cercare di tenere insieme ciò che di importante c’è nella sua vita.

Romanzo d’una storia nata male di Carlo Alfieri mi ha catturato, non tanto per la sua trama che tutto sommato è molto semplice e leggera dal punto di vista narrativo, quanto per il bellissimo messaggio che trasmette o, almeno, che ha trasmesso a me.

John è un uomo la cui vita inizia decisamente male, ma è troppo piccolo per rendersene conto. Dopo questo inizio travagliato, cresce in una famiglia agiata ricevendo in dono una nuova vita ricca di opportunità e costellata di meritati successi. Viaggia per il mondo insieme al padre ambasciatore, studia nelle migliori scuole del pianeta, impara numerose lingue, intraprende una carriera sempre in ascesa nella finanza raggiungendone in breve tempo i vertici. Insomma, una vita invidiabile. Oppure no?

Io ho sempre pensato che oggi si dia molta, forse troppa importanza alla carriera: c’é chi lavora dodici ore al giorno, chi è sempre attaccato al computer o allo smartphone anche quando è a casa con la sua ignorata famiglia, chi una famiglia neanche se la fa perché deve pensare alla carriera. Ognuno è libero di fare le proprie scelte e nessuno ha il diritto di giudicarle, ma tutta questa frenesia non rischia di farci perdere di vista ciò che è davvero importante?

Quando la sua vita di successi inizia a sfaldarsi, John ha di fronte a sé due scelte: lottare fino all’ultimo per restare sotto le luci della ribalta, per non perdere quello status elitario che ha guadagnato negli anni oppure guardare oltre per scoprire che in fondo tutto quello che credeva importante potrebbe non esserlo davvero. Quale strada scegliere?

Con leggerezza e ironia, Carlo Alfieri racconta la storia di un uomo, di una vita che rimbalza tra un eccesso e l’altro, tra la completa rovina e il più strabiliante successo, dimostrando che, come si suol dire, la verità si trova nel mezzo. Romanzo d’una storia nata male è un libro che consiglio a tutti, indipendentemente dai gusti, perché credo possa essere l’occasione di rallentare un po’ per pensare a dove siamo e a dove vogliamo andare. Non voglio caricare questo libro di particolari significati nascosti o di chissà quali insegnamenti e sono sicuro che le sensazioni che ho provato io leggendolo sono dovute in buona parte al fatto che mi trovo a riflettere spesso su questo aspetto, tutte le volte che in treno vedo una mamma troppo occupata a mandare mail per dare retta al figlio o marito e moglie seduti accanto in silenzio, ognuno a vivere nel suo tablet. Il bello della vita è che è libera, ognuno può e deve cercare di viverla come crede, di fare le sue scelte e se alla fine sarà contento allora avrà centrato l’obiettivo.

Ho risposto all'autore del blog con questo commento:

"Carlo Alfieri il martedì 3 febbraio 2015 alle 23:08 ha detto:

Grazie per le parole di apprezzamento sul mio lavoro. Quando, ad un’età in cui di solito si smette di lavorare, mi sono messo a scrivere (che non è lavoro da poco), mi sono posto alcuni obiettivi: i miei romanzi non dovevano essere noiosi; i miei romanzi dovevano veicolare, insiema alla pura trama narrativa, anche un po’ di cultura, di conoscenza, in modo che il lettore alla fine potesse dire: mi sono divertito e ho imparato qualcosa di nuovo. Ci sono riuscito? Lo spero. Ho scritto fino ad ora diciotto romanzi, di cui uno pubblicato da Mursia e sei da dEste. Continuo a scrivere. Spero che lettori attenti come voi continuino a leggermi.

e ho ricevuto questa gentile risposta:

"Fabio il martedì 3 febbraio 2015 alle 23:16 ha detto:

“Mi sono divertito e ho imparato qualcosa” è probabilmente il miglior messaggio da lasciare con un libro e, almeno per quanto mi riguarda, con questo romanzo è successo. “Romanzo d’una storia nata male” è il primo tra i suoi romanzi che leggo ed è stato un’esperienza molto positiva, probabilmente perché da sempre sono convinto della correttezza del messaggio che viene lanciato da queste pagine: ogni tanto bisogna rallentare e domandarsi se la strada che stiamo percorrendo e, soprattutto, la velocità alla quale lo stiamo facendo, ne valga veramente la pena. Di certo leggerò con piacere altri suoi romanzi. Complimenti per questo romanzo e grazie per la visita, per me è davvero un grande piacere."

Una vita complicata - Mursia Editore

Una vita complicata


recensione di  Barbara Bottazzi

(www.gliamantideilibri.it) 

 

La vita complicata del maggiore Igor Vasilij Loewentesev ci viene raccontata dal protagonista stesso in un diario, una cronaca a tratti piuttosto rapida  dei fatti,  intervallata  da riflessioni. La narrazione è semplice, con frasi giustapposte e piccole ingenuità, come semplice e un po’ grezzo è il protagonista, una spia rumena di origine russe al servizio di molti potenti, robusto e fedele ma non sempre acutissimo.

Le sue azioni sembrano spesso quelle di un moderno “ranger” : “Buttai giù con un calcio la porta e fui affrontato da un uomo tarchiato di mezza età che brandiva un pezzo di tubo di ferro, con l’evidente intenzione di calarmelo sulla testa. Gli diedi un paio di sventole tanto per calmarlo un po’, quindi lo presi per il fondo dei pantaloni e per il collo o lo buttai fuori dalla finestra. Uscii a raccattarlo nel prato esterno(…)” (pag. 49)

Nato a S. Pietroburgo da famiglia ebrea nel 1877 sotto lo zar Nicola II e trasferitosi causa persecuzione in Romania, lì si arruolò e successivamente gli fu proposto di entrare nei Servizi Speciali:

“Servizi Segreti, rimuginavo tra di me, vita pericolosa, avventure, belle donne misteriose, nemici del re da stanare ed eliminare…Perché no?” (pag. 44).  E con questo spirito il nostro ”eroe” si trova ad affrontare diverse situazioni (si trova per esempio sul Titanic!)  e ad incontrare celebri personaggi tra cui Mata Hari, Dracula, Lawrence d’Arabia, Lenin, Einstein e perfino Hitler.

E proprio qui sta la caratteristica principale del libro e l’interesse che può ricavarne il lettore:  vedere stravolti e modificati personaggi e avvenimenti storici con divertita disinvoltura, usando il filtro dei pensieri di un siffatto personaggio. Il filo conduttore di queste trasformazioni in realtà è quasi sempre univoco, ma non lo svelerò…

La cronologia è perfettamente rispettata, ma la dinamica dei fatti è totalmente sconvolta, come a suggerire la difficoltà a stabilire una verità storica.

Più che un romanzo è un divertimento narrativo per far divenire comiche e irriverenti alcune figure;  tra le scenette  a mio avviso spicca il battibecco tra Freud e Jung,  scambiati da Vasilij per spie tedesche, che si confrontano a colpi di teorie psicanalitiche e che si conclude con questa scena: il signor Jung “se ne andò incollerito, emblema vivente della dignità offesa. L’altro contendente si era rimesso a sedere in poltrona, la testa tra le mani, sembrava in preda a cupissimi pensieri”. 

Una vita complicata, Mursia Editore

 

Recensione comparsa sul blog letterario "Chimiconsigliaunlibro"

www.chimiconsigliaunlibro.it

29 novembre 1947. In una Milano «per metà distrutta, per metà malconcia», dove è arrivato da qualche tempo da Berlino dopo un interminabile viaggio a piedi, senza documenti ma con un po’ di soldi messi da parte in Svizzera, Igor Vasilij Loewentsev, ebreo rumeno di origini russe, festeggia il suo 70esimo compleanno concedendosi, finalmente, il lusso di svuotare il sacco. E di mettere in fila incontri, visitazioni, abboccamenti, episodi e retroscena del suo lungo passato di spia per i governi di tutto il mondo. Davvero la sua é stata Una vita complicata che Carlo Alfieri racconta con la giusta eleganza e sottile umorismo in questo romanzo appena pubblicato da Mursia.  Al soldo prima dei rumeni e dei russi, poi – a più riprese - dei tedeschi, passato infine persino nelle fila della Cia, l’agente segreto Loewentsev attraversa in queste pagine come una sorta di Zelig dello spionaggio tutta la prima metà del 900 rivisitando e rivelando verità sorprendenti della vita di tanti personaggi che la storia politica e culturale ufficiale ha ignorato (e disdegnato) consegnandoci ben altre verità...

La versione di Loewentsev è, invece, una galleria di irriverenti e paradossali ritratti di protagonisti indiscussi della prima metà del Secolo breve che vanno da Mata Hari (e Da Silva, il suo sosia, un travestito brasiliano che morirà fucilato al posto della bella danzatrice) passando per Jung e Freud che vede fare a botte per il complesso di Edipo, sino a Lenin che con lui si rammarica di non essere ancoro riuscito a  dar vita a un libro («Eccellente idea, Il’ic», lo rassicura il suo fidato Loewentsev, «se non avessi fatto la rivoluzione d’ottobre, avresti potuto fare l’editore.») e che lo incarica di salvare la famiglia dello zar dai più infervorati compagni rivoluzionari. A Berlino il nostro eroe sarà l’ultima risorsa di Hitler rinchiuso nel bunker per il quale architetta una sostituzione con una controfigura (ma quando il Führer comincia a vantarsi dei campi di concentramento, lui cambia idea e lo fa fuori strozzandolo per poi scappare con il sosia) mentre dall’altra parte dell’Oceano, dove arriva, in una prima puntata made in Usa, in pieno proibizionismo, frequenta Louise Brooks, Scott Fitzgerald, si scontra con il clan del capomafia Joe Ardizzone e, successivamente, assiste a Princeton alla formulazione delle teorie di Einstein (che in presa diretta gli spiega: «Faccia conto di passare un’ora con una bella ragazza e subito dopo di stare seduto su una stufa accesa per mezzo minuto. L’ora le sembrerà brevissima, il mezzo minuto un tempo interminabile. Questa è la relatività») e diventa intimo amico e confidente del mitico capo dell'FBI, Edgar Hoover.

Una vita complicata è il racconto paradossale e divertito sulla Storia e sulle storie che intreccia realtà e finzione cinematografica concedendosi un’incursione in uno dei più bei film di tutti i tempi: è sul set di ‘Casablanca’ che Zelig-Loewentsev si imbatte in Humphrey Bogart e Ingrid Bergman che ovviamente ha incontrato personalmente sul suo cammino.

Ultimi giorni del corallo buono

Romanzo disponibile come e-book su tutte le maggiori piattaforme on-line

Una recensione di Emiliano Pedroni

 

Opera condensata di momenti intensi che confermano l’indiscusso stile di Carlo Alfieri. La narrazione è fluida, sciolta contraddistinta da un’agilità di articolazione supportata da una distinta disinvoltura. Il lettore verrà attratto da subito dalla forte personalità dei personaggi, in particolare di Jacques: uomo amante delle belle donne, ma sarà solo Anna che lo intrappolerà in un dissimulato amore che nasconde, in realtà, una perversa ossessività che crescerà sempre più. La passione diventerà tortura, la bramosia si tramuterà in odio, il desiderio in frustrazione, la gelosia trasfigurerà in possessione e questi elementi creeranno una fatale svolta. Un susseguirsi di viaggi, da un capo all'altro del mondo, accompagnano il lettore. I luoghi sono descritti in modo succinto e non da “guida turistica”, e proprio in questi luoghi Jacques fa degli incontri amorosi. In questi chiamiamoli ironicamente “meeting” l’autore descrive gli incontri passionali in maniera molto erotica, dando al lettore immagini mai sature, spetterà poi a lui il compito creativo di concluderle. Di fatti colpisce l’eleganza con cui l’autore gioca di sensualità anziché di sessualità “meccanica” (ormai in voga in molti autori), tanto che nel testo si può avvertire il culto della letteratura erotica di Anais Nin nei primi del '900 richiamando la preziosa opera “Il delta di Venere”. Originalissimo e di questo mi congratulo con l’autore il titolo del volume: “Ultimi giorni del corallo buono”. Da subito ho pensano al corallo degli oceani, in realtà, solo verso la fine del libro, ho capito il perché del titolo rimanendone davvero sorpreso. Occorrerà essere esperti in una particolare scienza per sapere cosa è il “Corallo Buono”. Ma esiste anche il “Corallo cattivo”? Lo scoprirete solo leggendo. Mi congratulo con l’autore per questa eccellente opera che ha tutti i presupposti per aprire le porte a un nuovo successo editoriale.

Emiliano Pedroni