Cose poco serie...

Questa è una sezione che mi è sembrato opportuno aggiungere in quest'epoca buia e molto seria. Come vedete il titolo è "Cose poco serie". Ma come! - diranno i miei affezionati lettori, E allora lo spread, la koiné, le epifanie, la tripodia giambica, il fondamentalismo islamico, il colesterolo e le vaccinazioni, dove li mettiamo?
In salvo, al sicuro, dico io, ci mancherebbe altro! Ma ogni tanto mi viene anche voglia di ridere. Un difetto congenito.

L'incubo

Concorso letterario a tema: scrivete un racconto in cui si descrive un incubo.
Elaborato: 
“Ieri notte ho fatto questo sogno: ero in autostrada, verso le sei e mezza del mattino, tra Bologna e Milano. Guidavo la mia Porsche 718 Boxster, in seconda corsia, e mi tenevo non proprio sui cento trenta, lo ammetto (d’altra parte il traffico era abbastanza scarso data l’ora), diciamo sui centocinquanta. 
Ad un certo punto mi trovo davanti una fila di autoarticolati che si divertivano a sorpassarsi giocosamente tra di loro, e decido di spostarmi sulla corsia più a sinistra. Decido anche di aumentare la velocità per togliermi più rapidamente dalla gara. Mentre ero impegnato in questa manovra, sento un suono di clacson dietro di me e vedo lampeggi di abbaglianti negli specchi retrovisori.
Panico: capii subito di avere dietro di me un “white van man”, l’abominevole uomo del furgone bianco, una specie di mutanti provenienti dal sud-est asiatico, ai quali viene affidata dai grandi spedizionieri la “mission impossible” di consegnare dodicimila pacchi ogni otto ore. Dormono due ore per notte e si nutrono esclusivamente di banane, di cui hanno sempre grandi scorte sul sedile a lato della guida. Si dice che assolvano alle necessità corporali solo una volta alla settimana, la domenica.
La cosa mi innervosisce: un “white van man” alle spalle, e una ventina di autisti polacchi di TIR a destra, non è una situazione in cui uno si senta tranquillo. Accelero, sono ormai a centosettanta. Finalmente mi libero dei TIR, ma l’abominevole non molla. Stupidamente, lo riconosco, mi metto a competere col furgone Mercedes che mi sta alle calcagna. Duecento all’ora, e guadagno solo qualche metro, ma pochi secondi dopo ecco ancora gli abbaglianti a chiedermi imperiosamente strada. A questo punto schiaccio rabbiosamente l’acceleratore, duecentocinquanta. Niente, il bolide bianco mi sorpassa come se stessi guidando una Panda. Adesso però ho dietro la Polizia Stradale a sirene spiegate; rallento precipitosamente e accosto a destra. Patente e libretto. Perdo punti sulla patente e mi puniscono con una multa da fare un mutuo. Il capopattuglia mi dice che per questa volta non mi sequestrano la macchina. Visto questo sprazzo di umanità nel rude uomo della legge, gli chiedo: mi scusi, ma quello del furgone, gliela fate passar liscia? L’agente mi guarda male, ecco adesso cambia idea e mi sequestra l’auto, penso. 
Invece no, sospira e mi dice: non possiamo farci niente, con i nostri mezzi non riusciamo a raggiungerli e anche se li denunciamo in base al numero di targa, il furgone risulta sempre intestato a qualcuno che può facilmente dimostrare che in quel giorno era nello Sri Lanka o nelle Filippine a compare partite di banane. Ah, ecco, le banane, dico io, ma com’è possibile che vadano a quella velocità? Sono mezzi speciali, dice lui, che la Mercedes fornisce esclusivamente ai “white van men”: sono dotati dei motori usati e revisionati di Rosberg e di Hamilton. 
E qui finisce il sogno o per meglio dire, l’incubo: mi sono svegliato, tutto sudato, in preda a un forte malessere.”

Proverbi popolari

La prima gallina che canta ha fatto Sanremo.

 

Il lupo perde il pelo, e va all'ospizio. 

 

Tanto va la gatta al lardo, che si alza il colesterolo.

 

Donne e maturi, gioie e dollari.

 

Chi dice donna, dice dammela.

 

Chi rompe, non paga, ma si tolga dai cocci. 

 

Del seno di poi, son pieni di silicone.

 

Una ciliegia tira, l'altra non fa un cazzo.

Frammenti dal poema detto "facebuk"

Per me si va nel facebuk dolente,

per me si va ne l'etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:

fecemi la zuckerberga potestate

la somma sapienza e 'l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose postate

se non etterne, e io etterno duro.

Lasciate ogne speranza, voi che non piaciate.

 

Quaderni di letteratura. Maggio 3018.

 

Questi versi, ritrovati recentemente, e attribuiti ad un oscuro poeta lombardo del medioevo, tale Dante Alfieri, sono assai difficili da interpretare, sia per l’arcaicità della lingua, sia per una intrinseca difficoltà dei concetti esposti.

Sembra ormai accettata dalla maggior parte degli studiosi l’ipotesi avanzata una decina d’anni fa dal Finkelstein, che il “facebuk” fosse un innocuo passatempo in auge oltre mille anni fa. Non serviva assolutamente a niente salvo che tenere in contatto moltissime persone che altrimenti si sarebbero felicemente ignorate. Però una volta entrati nel gruppo, vigevano regole severissime dalle quali non si poteva derogare. Una delle quali era che bisognava almeno far finta di sapere che gli altri consoci esistevano. Secondo il Marignac-Busseol c’era l’abitudine, tra i membri del facebuk, di commentare o almeno di indicare un gradimento a quanto enunciato da qualcun altro dei convenuti.

A questa interessante ipotesi si riallaccia il lavoro della Ludmila Yaroslava, della II facoltà galattica di Lettere Antiche, la quale sostiene che tale apprezzamento veniva espresso tramite una flessione dell’ipotetica radice verbale latina plăcēre da cui potrebbe essere tratta una forma riflessiva “mi piace”. A questa forma la Yaroslava ricollega il morfema “piaciate” dell’ultimo verso, che acquisterebbe così il senso incoativo di “incominciare a piacere” ovvero descrivere con un “mi piace” un inizio di partecipazione psichica e intellettuale, a ciò che è stato scritto ovvero, vedi il settimo verso, “postato”, da altri.

Volendo infine trarre una conclusione da queste riflessioni sparse, i nove versi recuperati fanno pensare ad una specie d’invettiva, di anatema, contro coloro che pur compiacendosi di ricevere molti “mi piace”, chiusi nella loro torre d’avorio, non si prendono mai il tempo di ricambiare.

 

Se non si troveranno altri frammenti di questo perduto poema, sarà ben difficile andare oltre. La “zuckerberga potestate” sfugge ad ogni tentativo di penetrazione interpretativa, mentre su “eterno duro” sono state proposte varie ipotesi, collegate a riti apotropaici, di cui però non pare opportuno parlare in questa sede.

 

Referendum NO-AVA

Proposta referendaria.
Autorevoli fonti di stampa hanno rivelato che un gruppo di scienziati californiani ha prodotto un asino volante OGM, inserendo una parte del genoma del condor delle Ande (Vultur griphus) nel DNA dell’asino domestico (Equus asinus).

 

Terribili disastri aerei potrebbero verificarsi se jet di linea o militari dovessero imbattersi in quota con questi animali. 
Non possiamo permettere che questi OGM inquinino irrimediabilmente l’atmosfera. Abbiamo quindi costituito il Comitato No-AVA (Asini Volanti Atmosferici) che si propone di raccogliere le firme per indire un referendum al fine di impedire l’allevamento di questi pericolosissimi animali.
Diciamo NO agli asini volanti!

De longitudine membrorum

Propongo questo importante contributo ai miei affezionati lettori, su un tema poco dibattuto, ma di notevole interesse antropologico.

Verso la metà degli anni ’90 la cantante  Sandra Navarro Gillette, nata nel 1974,  in arte Gillette, interpretò una sua canzone dal titolo evocativo: “Short Dick Man" 

  

Ecco il testo:[www.youtube.com/watch?v=RTXsXVFm0SE]

  

Ah, ah
Ah, ah
Ah, ah, Ah, ah
 

Ah, ah
Ah, ah
Ah, ah, Ah, ah
 

Don't want no short dick man
Don't want no short dick man
Don't want no short dick man
Don't want no short dick man
 

Don't, don't, don't, don't, don't, don't
Don't, don't, don't, don't
 

Don't want, don't want, don't want, don't want 

Don't want no short dick man
Don't want no short dick man
 

Iny weeny teeny weeny
Shriveled little short dick man
 

Don't want,Don't want,Don't want,
Don't want,Don't want,Don't want,
Don't want,Don't want,Don't want,
Don't want,Don't want,Don't want,
Don't want,Don't want,Don't want,
 

What in the world is that thing?
Do you need some tweezers to put that thing away
 

That has got to be the smallest dick
I've ever seen in my whole life
I have ever seen in my whole life
 

Get the fuck outta here
Iny weeny teeny weeny
Shriveled little short dick man
 

Don't want,Don't want,
Don't want,Don't want,
Don't want
Don't want
Don't want
Don't want
Don't want
 

Uh! Uh! Uh!
Uh! Uh! Uh!
 

Uh! Uh! Uh! Uh! Uh! Uh!
Uh! Uh! Uh!
 

Isn't that cute an extra belly button
You need to put your pants back on honey
 

Don't, don't, don't, don't, don't, don't
Don't, don't, don't, don't

 Don't want,Don't want,
Don't want,Don't want,
Don't want no short dick man
Don't want no short dick man
  

Iny wee(x15)

Iny weeny teeny weeny

 

La traduzione non richiede grandi competenze linguistiche in inglese, tuttavia allo scopo di agevolare il lettore darò qualche indicazione:

 

teeny-weeny

agg.

(colloq) piccolino, piccino, minuscolo.

 

shrivel

v. (past, p.p. shrivelled Am shriveled)

intr.

1 raggrinzirsi, raggrinzarsi, avvizzire: his face has shrivelled with age con gli anni il suo volto si era raggrinzito.

2 (to dry up) seccare, seccarsi, avvizzire.

3 (to curl up) accartocciarsi.

 

tweezers

n.pl.

pinzette f.pl.: a pair of tweezers un paio di pinzette.

 

Dopo questi preliminari, possiamo ora approfondire questo mirabile pezzo della cultura underground dei mitici anni ’90.

La signorina esprime dunque veementemente una sua preferenza personale, o meglio un suo totale disinteresse, per un certo tipo di dick. Piccolo, non le interessa: il malcapitato che si era già calato le mutande, viene sbeffeggiato crudelmente e invitato perentoriamente a togliersi di torno [You need to put your pants back on honey] e ancora [Get the fuck outta here]. E devo dire che fin qui, pur disapprovando questa totale mancanza di fair play da parte della fanciulla, siamo nel campo delle scelte personali, nella sfera intima, diciamo così, e come tali non discutibili.

Dobbiamo però esaminare, per completezza della nostra analisi,  anche un altro aspetto: l’Autrice nella sua valutazione negativa del dick in questione, non si attiene purtroppo ad una metrica digitale, quella, per intenderci che si esprime con numeri associati ad una unità di misura (per esempio centimetri), che ci avrebbe dato elementi certi di valutazione, ma ad una metrica analogica, cioè comparativa. Insomma, è come se lei avesse in mente un dick standard, del quale una copia fusa in platino-iridio, fosse depositata, come unità di misura internazionale, presso il  Bureau International des Poids et Mesures di Parigi.

A questo campione ideale ella si riferisce quando dice: “That has got to be the smallest dick/I've ever seen in my whole life” e non abbiamo alcuna ragione di dubitare delle sue competenze in proposito, ma non abbiamo modo di risalire a valutazioni oggettive del motivo di disappunto della nostra ornitometra.

Quale insegnamento dobbiamo trarne?

 

Ecco, intanto possiamo dire che l’argomento non è banale, non è una trascurabile quisquilia, se anche un'artista della levatura di Gillette se ne è occupata. Il problema poi, ancorché rilevante, non è però risolto: e si continua, più o meno discretamente, a parlarne. Onde, verum ipsum factum, saranno necessarie ulteriori disamine per arrivare a fissare quei parametri fondamentali in base ai quali un uomo potrà decidere, con una ragionevole  sicurezza, se è il caso di togliersi i pantaloni ed eventualmente altri indumenti sottostanti.

 

(Qui sotto un'immagine di Gillette)

Procacciatore di yacht

Un anno fa, il mio amico, sceicco Aglà-ben-Dur mi ha telefonato per chiedermi un favore: ordinare la barca qui sotto, costruita in Italia, perché lui in quel momento non aveva tempo di occuparsene.


Ho subito preso i necessari contatti col venditore.
“Quanto farebbe, per contanti?”, gli dico.
“Beh, dipende”, dice lui.
“Da cosa?”
“Dagli optional”.
“Ah ecco. Per esempio?”
“Non so, prendiamo la tavoletta del WC. Si può scegliere in iridio placcato oro oppure in oro massiccio. Fa una bella differenza, naturalmente”.
“Naturalmente. Allora, una cosa alla volta. Adesso chiamo il cliente e poi ci risentiamo, così questo punto lo chiariamo subito.”
“D’accordo”.
Ho telefonato allo sceicco e ho avuto l’informazione. Poi ho ritelefonato al venditore:
“Ho parlato col cliente. Mi ha detto che la vuole in oro massiccio, placcata iridio. Si può fare?”
“Certo, tutto si può fare. Costa 14.822.300 euro in più”.
“Benissimo. Adesso passiamo al prossimo optional. Cosa mi dice?”
“Dobbiamo parlare dell’elicottero di bordo. Con o senza mitragliatrici?”

Devo dire che abbiamo fatto, negli ultimi dodici mesi, notevoli progressi. Adesso stiamo discutendo del colore degli asciugamani e non so ancora quanto costa la barca. Ma in fondo questo è un dettaglio secondario.
Mi piace comprare barche!

Note di teatro

Sciampistae Laus o Sciampistas Enkomion o Elogio della Sciampista

 

La sciampista è una figura allegorica della tragedia (τραγῳδία)  moderna. Con questo termine ci si riferisce comunemente ad una donna di giovane età che, esperta nelle abluzioni della chioma e del cuoio capelluto, presta la propria opera nelle tabernae dei parrucchieri, da uomo e da donna e spesso anche in quelli in cui non si fa distinzione di genere.

La maschera (πρόσωπον) della sciampista ci mostra allegoricamente un volto femminile di gradevole aspetto, giovane e desideroso di conoscere il mondo. Accade quindi con regolarità, nell’intreccio delle tragedie imperniate su questo personaggio, che clienti maschili delle suddette botteghe, s’invaghiscano della sciampista.

Egli, inutile dirlo, è un facoltoso vir togatus di solide capacità economiche, che potrebbe senza sforzo esaudire i legittimi fremiti di ascesa sociale della fanciulla.

Ella, in queste piece teatrali, viene solitamente dipinta come ignorantissima delle sette arti liberali, ma in compenso dotata di floride poppe e invitanti e saldissimi  glutei.

La tresca si consuma, ma a questo punto interviene un’altra figura caratteristica della tragedia, l’antagonista  (ἀνταγωνιστής), tipicamente la moglie o la compagna del vir togatus, la quale tenta con ogni mezzo di cavare gli occhi alla sciampista.

Il pubblico partecipa appassionatamente alla contesa che si svolge in scena, schierandosi per lo più con l’antagonista e coprendo d’insulti la giovane rivale.

Ma noi vogliamo qui spezzare una lancia in favore della sciampista che ignara delle cose del mondo, credeva sinceramente in cuor suo di amare, riamata. Quindi è lei la vera vittima, innocente agnello sacrificale (agneau oblatif) di una situazione di coppia a lei totalmente estranea, nella quale si trova inconsapevolmente invischiata.

 

La trama si conclude con una riappacificazione, almeno momentanea, del protagonista con l’antagonista, mentre la sciampista ritorna al suo lavoro, con la serena convinzione che un giorno o l’altro saprà conquistare il vir togatus del suo cuore.

 

Love Story 2014

 

Lei era abbastanza carina, ma il suo vero punto di forza erano le tette, una sesta misura di squisita fattura e grande compostezza statica; giustamente indossava sempre, estate e inverno, indumenti dalle generose scollature. Lui era un rude lavoratore del settore agro- alimentare, un giovane serio, concreto e di buoni principi. Dopo due anni di convivenza, lei decise di festeggiare il secondo anniversario con una cenetta a lume di candela. Al brindisi, con vero champagne francese, lui la guardò negli occhi e disse: “Azz! Ma tu hai gli occhi azzurri!”

Lei pianse per la felicità. Dai tredici anni in avanti, nessun uomo l’aveva mai guardata negli occhi.

 

Lavorare su se stessi...

Mi ero detto: Agosto e Settembre li dedicherò al mio miglioramento psico-fisico, programmando cure mirate al corpo e alla mente.
Così ho comprato questi libri:
1) Come acquisire il carisma in sette settimane.
2) Come perdere sette chili in sette giorni.
3) Come imparare il cinese in settanta ore.
4) Come avere quattordici rapporti sessuali consecutivi, nell’arco di sette ore.

 

Adesso è tempo di consuntivi. 
Del cinese ho imparato tre parole (zio, minestra e soffitto, o forse soffritto, non ricordo bene, comunque assolutamente insufficienti per sostenere anche la più semplice conversazione).
La delusione con l’apprendimento del cinese, mi ha procurato una forma di lieve depressione, che si è manifestata come carenza affettiva e mi sono ingozzato di dolci per compensare. Sono aumentato di sette chili.
Il sistema per potenziare l’attività sessuale (a base di staminali di coniglio) prometteva bene, ma il prodotto è stato purtroppo ritirato dal commercio, su pressioni del Vaticano e delle associazioni animaliste. Quindi sono rimasto fermo sulle mie prestazioni standard (sette rapporti in un anno bisestile, sei negli altri).
Un vero trionfo invece il metodo per conseguire il carisma. Pensate che alla fine del corso, ho chiamato il mio gatto: micio, micio, micio… e lui, per la prima volta in tanti anni, ha trotterellato verso di me, mi è saltato sulle ginocchia e si è lasciato accarezzare.
Tirando le somme, direi che ho speso bene i miei soldi.

 

A proposito di golf: una storiella divertente

English lesson

Manure: In the 16th and 17th centuries, everything for export as "fertilizers" had to be transported by ship. It was also before the invention of commercial fertilizers, so large shipments of manure were quite common.

It was shipped dry, because in dry form it weighed a lot less than when wet, but once water (at sea) hit it, not only did it become heavier, but the process of fermentation began again, of which a by-product is methane gas. 

As the stuff was stored below decks in bundles you can see what could (and did) happen. Methane began to build up below decks and the first time someone came below at night with a lantern, BOOOOM!!! 

Several ships were destroyed in this manner before it was determined just what was happening. After that, the bundles of manure were always stamped with the instruction ' Stow high in transit ' on them, which meant for the sailors to stow it high enough off the lower decks so that any water that came into the hold would not touch this "volatile" cargo and start the production of methane.

Thus evolved the term ' S.H.I.T ' , (Stow High In Transit) which has come down through the centuries and is in use to this very day. 

You probably did not know the true history of this word.

 

Neither did I. I had always thought it was a golf term.

 

Una poesia d'autore anonimo del XXI secolo

"Canto notturno di un impostore errante del Web"

 

Le ho mandato l’essemmesse

che ci ho detto sto a Parìs

ciò l’impegni de lavoro

che mi bloccan notte e dì.

 

Le ho mandato l’essemmesse

che ci ho detto ampressa ampressa 

devo ritornar da te

che sei l’unico mio amor.

 

Le ho mandato l’essemmesse;

tu volevi farmi fessa

m’ha risposto inviperita

il mio amore, l’Annarita.

 

M’è arrivato proprio adesso

L’essemmesse del Roberto

Che ti ha visto a Quarto Oggiaro.

Oh grandissimo somaro!

 

Quindi tu non stai a Parìs,

tu sei lì a Quatrième Aujér

dove abita la vacca,

quella Pina, gran baldracca.

 

Poi m’ha scritto: l’essemmesse

che tu leggi in sto momento

te l’ho scritto mentre a letto,

il Roberto fo contento.

 

Basta, chiuso. D’essemmessi

non ne manderò mai più.

Poi le corna col Roberto… 

 

questa proprio non va giù! 

Confessioni 2.0

 Dimmi figliolo, dove tieni le mani quando vai a letto?
- Sul tablet…
- E poi?
- Mi faccio una selfie.
- Ti fai tante selfie?
- Si, don, tante.
- Non sai che potresti diventare cieco a furia di farti selfie?
- Si don…
- E non hai paura di diventare cieco?
- Si don, una paura terribile!
- Perché non potresti più studiare il catechismo, vero?
- Ecco, sì, ma anche perché non potrei più vedere tutta la gran gnocca che c’è in giro.
- Vabbé. Tre pater, ave e gloria.